L’innocenza feroce del serial killer

« Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque. »

Ted Bundy (autore di almeno 30 o 35 omicidi ai danni di giovani donne negli Stati Uniti )

L’assassino è l’espressione di energie legate all’aggressività che l’opera di civilizzazione reprime e soffoca, di rabbia la cui forza e violenza spaventa , di sessualità soffocata ed inibita. Tutte energie che, compresse e rifiutate, assumono connotazioni distorte e si manifestano negli individui più a rischio.

Gli assassini sono soggetti incapaci di rapportarsi in maniera empatica con il prossimo, anche se, a un esame superficiale, possono sembrare persone ben inserite nella comunità e con una vita relazionale normale. La loro interazione con le persone è basata su rapporti comunicativi distorti secondo i quali gli altri sono dei semplici “oggetti” che hanno la funzione di soddisfare dei bisogni.
All’origine del comportamento omicidiario si riscontrano quasi sempre  problemi relazionali che insorgono durante l’infanzia e l’adolescenza di questi soggetti.

Esaminando la casistica, si nota che molti assassini, soprattutto quelli seriali, sono figli illegittimi, figli di un genitore abusivo (di solito il padre, mentre l’altro è sottomesso, spesso la madre), orfani di uno o entrambi i genitori o hanno vissuto un’ infanzia caratterizzata da violenze fisiche, psicologiche e/o sessuali, perpetrate da uno o da entrambi i genitori.

pedofilia

In qualche modo, perciò, la figura genitoriale risulta per i serial killer una vera e propria persecuzione che, coscientemente o meno, li guida nella valutazione delle proprie vittime e nelle attività omicide.

Riguardo al rapporto con il gruppo dei pari, praticamente tutti gli assassini seriali mostrano gravi difficoltà di relazione con gli altri ed una vita sociale molto povera. Questi problemi sono la logica conseguenza di un periodo evolutivo vissuto prevalentemente in solitudine con gravi problemi relazionali. Il bambino proietta nella scuola e nel rapporto con i coetanei, i vissuti dell’ambiente familiare, dove spesso non ha imparato dei modelli di comunicazione adeguati.

Esistono due modelli fondamentalmente opposti di comunicazione e rapporto con il gruppo dei pari:

1. il modello del capro espiatorio: si tratta di bambini che, fin dal primo giorno di scuola, vengono presi di mira dai compagni e devono sopportare ogni tipo di scherzo e di insulto. Col passare degli anni, il soggetto si adatta al fatto di essere un “capro espiatorio” e non fa niente per uscire da questa situazione, tranne che ritirarsi ancora di più in un suo mondo fantastico. Quelle rare volte che l’offesa è talmente grave da scatenare la sua reazione, mostra di avere una forza impensata, data dall’enorme quantità di rabbia accumulata durante gli anni di frustrazioni, sia a casa che fuori.

2. il modello del bullismo: è la configurazione opposta alla precedente. Sono dei bambini particolarmente aggressivi che, nelle relazioni con il gruppo dei pari, assumono la leadership e sfogano la loro rabbia contro altri bambini.

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Si tratta di una serie di indicatori (le cosiddette “red flags”) di una futura condotta gravemente deviante che si manifestano durante il periodo evolutivo a cui gli esperti del settore hanno attribuito una notevole valenza predittiva nei confronti di una possibile furia omicida futura.

Filomena Crocco

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3 risposte a L’innocenza feroce del serial killer

  1. free ipad mini ha detto:

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