Il Macellaio di Kansas City

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Robert Berdella nasce nello stato dell’Ohio, il 31 gennaio 1949.

La sua “discesa all’inferno” comincia nel 1965, anno in cui è vittima di un crimine violento di natura sessuale: per raccimolare qualche soldo comincia a lavorare come assistente cuoco in un ristorante, ma viene violentato da un collega. Nel dicembre di quell’anno suo padre, una figura cui era legatissimo, muore improvviamente a soli 39 anni per un attacco cardiaco. Ancor peggio, sua madre si lega subito dopo a un altro uomo, che sposerà di lì a poco: Robert resta scosso da questo comportamento poco delicato e “irrispettoso” della madre.

Con il passare del tempo Robert diventa un ottimo chef, apprezzato da molti ristoranti. Le cose vanno così bene col lavoro da cuoco che nel settembre del 1969 può addirittura permettersi l’acquisto di una piccola villetta al 4315 di Charlotte Street, che ben presto sarebbe divenuta la casa degli orrori.

Nel frattempo Bob Berdella prende sempre più coscienza della propria omosessualità e nel 1984 comincia a uscire con Jerry Howell, un prostituto diciannovenne di bell’aspetto.

Il 5 luglio 1984 conduce Jerry in casa sua e lo droga con dei sedativi per animali, poi lo immobilizza legandolo a un letto e lo imbavaglia.

Nelle ore successive stupra e violenta ripetutamente il ragazzo, scattando numerose foto per immortalare l’accaduto e prendendo accuratamente nota su un diario.

Il giovane Howell morirà per asfissia dopo un giorno di questo trattamento.

Berdella sa già cosa fare per disfarsi del cadavere: lo porta in cantina e lo appende a testa in giù, lo dissangua per poi farlo in pezzi da gettare nella spazzatura all’interno di sacchetti neri.

Il 10 aprile 1985 Bob invita un suo “amico”, Robert Sheldon, a stare in casa sua per un paio di giorni. Le intenzioni di Berdella sono le stesse: vuole drogare il ragazzo e usarlo come “schiavo del sesso” a volontà.

Il giorno dopo, però, Sheldon lamenta malesseri a causa delle droghe e Bob decide di portarlo da un dottore per delle cure. Tornati insieme a casa il 12 aprile, Robert deve infine decidere cosa fare del suo amico. Lasciarlo andare o “tenerlo”?

Sheldon però si ubriaca e resta a casa sua non essendo in grado di andarsene sulle proprie gambe: per Bob è un segno. Viene drogato, legato e imbavagliato. Subirà violenze e sodomia fino al 15 aprile 1985, giorno in cui un operaio edile si presenterà al 4315 di Charlotte Street. (Berdella aveva precedentemente concordato con lui alcuni piccoli lavori sul tetto di casa).

Così, per evitare che eventuali rumori o lamenti prodotti da Sheldon possano essere uditi dall’operaio, Berdella non esita a soffocarlo con un sacchetto di plastica, uccidendolo.

Dell’amichetto si terrà però un ricordino: la testa, che seppellirà nel giardino dietro casa.

Nel corso del 1985 altri due sventurati subiranno la stessa macabra sorte.
Mark Wallace, che in passato lo aveva aiutato in alcuni lavori di giardinaggio, viene invitato a casa di Berdella il 22 giugno, finendo poi con l’essere violentato, torturato e ucciso il giorno dopo. James Ferris, rimorchiato in un bar gay, sarà invece stuprato, torturato e soffocato tra il 26 e il 27 di settembre.

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Nei due anni successivi farà sua una sola vittima all’anno, ma prolungherà il “periodo di gioco” con ognuna di esse. Non sarà più questione di ore o pochi giorni, ma di settimane.

Nel 1986 Bob incontra nuovamente un marchettaro che da tempo conosceva, Todd Stoops. Stabilito che il ragazzo sarà il suo nuovo “toy boy” del periodo, lo invita a casa e se lo lavora col solito e collaudato rito: droga e calmanti per il controllo, catene, bavaglio e legacci per la sottomissione.

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 Nel giugno 1987 Berdella invita a casa sua Larry Pearson, una vecchia conoscenza appena uscita di prigione. Pearson, chiaramente in difficoltà dopo il rilascio, accetta volentieri.
A partire dal 23 giugno sarà prima drogato e poi torturato per sei settimane nella cantina della “casa degli orrori” di Berdella.

Il 7 agosto, rientra a casa e si libera del cadavere. Conserva però per sé la testa di Pearson, che seppellisce nel giardino dietro casa in sostituzione di quella di Robert Sheldon, che giaceva lì da oltre due anni.

Il teschio di Sheldon finisce in bella mostra nella camera da letto di Berdella.

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Il 29 marzo 1988 Berdella rimorchia il ventiduenne belloccio Chris Bryson e lo invita a passare del tempo con lui in casa sua.

Bob ancora non sa che questa sua scelta gli sarà fatale.

Per Bryson cominciano così 4 giorni di terribili violenze e torture: sgorgante negli occhi, scosse elettriche ai testicoli, pestaggi con tubi e minacce di morte nel caso non si adatti al suo nuovo ruolo di “schiavo sessuale”.

“Se non fai il bravo finirai nella spazzatura come gli altri”  erano le parole del mostro che lo teneva prigioniero.

Ma il 2 aprile 1988 a causa di una trascuratezza commessa dal suo sadico carceriere, che prima di lasciarlo da solo per andare al lavoro lo lega con le mani davanti al corpo anziché dietro la schiena, Bryson riesce a liberarsi. Il ragazzo si getterà poi dalla finestra del secondo piano dell’abitazione e si trascinerà in strada, fino a giungere a una abitazione lì vicino.

Nudo, con la sola eccezione di un collare per cani attorno al collo, il corpo martoriato, gli occhi arrossati, un piede gravemente ferito, esausto è così che lo trova il suo salvatore, un vicino di casa di Berdella che non esita un attimo a chiamare la Polizia.

Bryson, sotto shock, impiegherà del tempo a trovare le forze per rilasciare una lunga deposizione che darà vita alle indagini su Robert Berdella.
Per il Macellaio di Kansas City è la fine.

La casa di Robert Berdella viene perquisita a fondo.
La polizia ritrova una scatola con oltre duecento foto che mostrano giovani uomini sottoposti a torture e sesso estremo e nel suo giardino avviene l’agghiacciante ritrovamento del teschio di Pearson, ulteriori ricerche invece, porteranno poi alla luce l’atroce contenuto del Diario dell’assassino seriale, dove sono annotate tutte le atrocità da lui perpetrate sulle sue vittime.

Una volta rimandato a giudizio e privo di ogni possibilità di essere assolto, per evitare la pena di morte, Robert giunge a patti con la giustizia: si farà carico e fornirà una completa confessione di tutti i suoi crimini in cambio della vita. La pubblica accusa accetta la sua proposta.

Il 13 dicembre 1988 Bob comincia così a vuotare il sacco, con una lunga confessione che durerà tre giorni, dove ammetterà di aver ucciso almeno sei persone. Per lui la condanna sarà l’ergastolo.

Nel gennaio del 1992 perde una causa legale contro la madre di Todd Stoops, una delle sue vittime, e viene condannato a pagarle la cifra record di 5 miliardi di dollari per danni morali: non essendo ovviamente in possesso di tale somma di denaro viene deciso che ogni suo futuro guadagno dovrà finire nelle tasche della donna.

L’8 ottobre 1992 muore in prigione a 43 anni a causa di un arresto cardiaco, come suo padre.

Filomena Crocco

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3 risposte a Il Macellaio di Kansas City

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